Climatizzatori a muro e decoro architettonico: l’orientamento della Cassazione

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Creazione nuovo accesso e partecipazione alle spese
12 ottobre 2016
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Climatizzatori a muro e decoro architettonico: l’orientamento della Cassazione

E’ ben noto che il singolo condomino ha diritto di servirsi delle cose comuni, anche apportandovi le modifiche necessarie al migliore godimento, purché a proprie spese ed a patto che non ostacolino gli altri condomini al medesimo godimento, ad esempio mutando la destinazione d’uso della parte comune.

Nel caso dei motori dei climatizzatori a muro, posti all’esterno della facciata del fabbricato, secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 20985/2014 della seconda sezione civile, essi costituiscono, sì, una miglioria per il singolo condomino, ma possono rappresentare anche un’innovazione lesiva del decoro architettonico del condominio.

Tale orientamento della Cassazione, peraltro, riguarda non solo i climatizzatori che, applicati sulla facciata esterna, compromettano le linee architettoniche dell’edificio, ma anche quelli che, semplicemente, determinano riflessi negativi sull’aspetto armonico del fabbricato e tanto  a prescindere dal pregio estetico del palazzo.

Con l’ordinanza n. 8857 del 4 maggio 2015, la Corte di Cassazione è tornata sull’argomento precisando che l’uso più intenso del bene comune da parte del singolo condomino è consentito soltanto laddove l’ingombro sia minimo e non leda al decoro architettonico del fabbricato, essendo il motore del climatizzatore posto in una zona distante rispetto all’androne dell’edificio.

Ad ogni modo, qualora l’orientamento dei Signori Condomini sia permissivo, ai fini dell’autorizzazione per il mantenimento di un climatizzatore sul muro comune del condominio, non è necessaria, secondo la Corte, una maggioranza qualificata.

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